il Deep Web: una surreale accozzaglia di programmatori, crittografi, attivisti, hacker, ragazzini, dissidenti e delinquenti
Ancora più tranchant Kurt, un hacktivista che non disdegna di trafficare con varie botnet e siti nascosti: «La rete non è stata creata per le multinazionali che ora la dominano, ma per diffondere conoscenza. Deve essere un posto libero, con le sue usanze e le sue leggi. In fondo, la darknet è il vero internet». Gli hidden services come il web di una volta: un’idea che qui è ampiamente e trasversalmente condivisa. «È come tornare a prima dell’internet per idioti», rincara Douglas, un altro operatore di Cipolla, cresciuto con la cultura cyberpunk.
«Prima della bolla speculativa, del web 2.0, dei markettari, dei social. Qui non hai la pappa pronta con motori che ti dicono cosa cercare». La rete doveva essere un posto di liberazione per tutti, sostiene Douglas, ma quell’ideale si è perso. «Venti anni fa respiravi davvero aria di frontiera. Ecco, il Dark Web ripropone quell’atmosfera, ma nello stesso tempo è anche una riserva, un recinto, un biotopo». Nel migliore dei casi, una specie di Taz, di zona temporaneamente autonoma, così come veniva formulata anni fa dal filosofo anarchico Hakim Bey. «C’è un sacco di isteria su questo posto, si pensa che i bambini possano comprarci la droga, “come se fosse così semplice dice Carola Frediani Giornalista genovese, chevnel numero di settembre ha raccontato il club esclusivo degli intermediari di Twitter.
“recuperare bitcoin e farsi arrivare di nascosto dai genitori un pacco a casa. Più probabile che la trovino per strada o da conoscenti», commenta Eileen Ormsby, giornalista australiana che tiene un blog sul Dark Web. «Inoltre non ci sono battaglie di gladiatori in diretta streaming o cose del genere». E i killer in affitto sono al 99% dei truffatori. È vero però che esistono diversi siti che commerciano roba illegale, soprattutto droghe. Silk Road era il più noto, ma anche quello con un codice etico più netto. Niente pedopornografia, niente armi, niente servizi violenti. E in aggiunta, adottava un sistema di reputazione da far invidia a eBay. Ma proprio all’inizio di ottobre, dopo tre anni di attività, la “Via della Seta” è stata sequestrata da ll’Fbi, che ha arrestato anche il suo amministratore, Dread Pirate Roberts: il signore della droga online era un ventinovenne di San Francisco, Ross Ulbricht, che aveva studiato alla University of Texas e professava idee anarcolibertarie. Solo che adesso rischia molti anni di galera per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, riciclaggio e vari reati informatici .
I prodotti che vanno di più? Droga, soprattutto marijuana; quindi carte di credito e armi. Lui stesso, anche su altri forum minori, vende pistole e carabine: dai mille ai tremila euro. «Perché sono qua?», mi risponde The Baker, assiduo frequentatore di un forum italiano. «Anni fa cercavo una Vpn (una rete usata per aggirare filtri web, ndr) per degli amici iraniani, e il resto è venuto da sé. Inoltre mi piace l’idea che aziende e governi debbano gettare il sangue per leggere quello che scrivo o capire chi sono». Mentre chattiamo si interrompe un secondo per estrarre la teglia dal forno: è domenica sera e il lunedì spedisce biscotti in tutta Europa. Solo ingredienti genuini – specifica – con l’aggiunta di marijuana, 25 euro per
li Deep Web: una surreale accozzaglia di programmatori, crittografi, attivisti, hacker, ragazzini, dissidenti e delinquenti
. «Ora le persone possono controllare i flussi di informazioni e di soldi. Pezzo dopo pezzo lo Stato è eliminato dall’equazione e il potere torna agli individui», aveva dichiarato quest’estate il giovane spaccone, rilasciando un’improvvida intervista a Forbes. Ma lo Stato, a quanto pare, era ancora vivo e vegeto e lo ha raggiunto, anche a causa di alcuni suoi errori madornali, in una biblioteca della California. Silk Road non era l’unico mercato nero comunque, ne sono sbucati altri. Alcuni, come Atlantis, sono durati poco e scomparsi nel nulla coi soldi degli utenti. Altri invece sono ormai consolidati, come Black Market Reloaded. «A differenza di Silk Road vendiamo anche armi», ci spiega uno dei suoi moderatori, Winchester. «Praticamente mi occupo di gestire il forum, rispondo alle domande degli utenti, sedo le risse. Lo faccio come volontariato, come un contributo alla comunità; qui crediamo tutti nell’anonimato e nel libero mercato. Inoltre si può incontrare gente interessante: una
10 pezzi. Li impacchetta bene con repellenti per cane e li invia ai destinatari che in genere si sono aperti una casella di posta con documenti falsi. Documenti che, a loro volta, si possono comprare qua per circa 150 euro. The Baker non lo fa per lavoro, come molti sul Dark Web si dedica a piccoli traffici. Poi, certo, capita anche di incontrare chi del cybercrimine ha fatto un mestiere a tempo pieno. Come Pentesilea, una cracker donna, ben nota (e temuta) nella sua comunità di riferimento che preferiamo non nominare. Pentesilea vende database con nome, cognome, mail e password in chiaro a 40 euro per mille utenti. Buca conti correnti. Combina truffe online di vario genere. Ma soprattutto è una BotMistress: coltiva bot, computer infettati con malwa re che poi rivende a chi si sta costruendo una botnet. Duemila pc-zombie per circa 300 euro. «Dopo anni passati a non guadagnare niente come esperta di security, sono passata dall’altra parte», ci racconta senza ipocrisie. «Almeno qui non devi rendere conto a nessuno e il guadagno è davvero in relazione alle tue capacità. Certo, restano le ansie, e soprattutto la paura di essere un giorno beccata». Sensi di colpa? «No. Ci si fa il callo. E poi credo, come dire, alla legge di natura. Devi saperti arrangiare». Una lezione ben nota a chi frequenta l’internet più oscuro.

