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Internet Semplice: cosa è il World Wide Web

Il web è frutto della collaborazione tra due tecnologie nate nel 1990: un protocollo per la trasmissione di dati chiamato http, lo trovate all’inizio di ogni indirizzo web ed un linguaggio detto Html che consente di realizzare in modo non complesso contenuti appunto per il web. La strada a internet era aperta.

Il World Wide Web (letteralmente “rete di grandezza mondiale“), abbreviato Web, sigla WWW, è uno dei principali servizi di Internet.

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Permette di navigare e usufruire di un insieme vastissimo di contenuti amatoriali e professionali (multimediali e non) collegati tra loro attraverso legami (link), e di ulteriori servizi accessibili a tutti o ad una parte selezionata degli utenti di Internet.

Questa facile reperibilità di informazioni è resa possibile oltre che dai protocolli di rete anche dalla presenza, diffusione, facilità d’uso ed efficienza dei motori di ricerca e dei web browser in un modello di architettura di rete definito client-server.

La storia del world wide web

Una profonda rivoluzione nella rete è stata portata nel 1994 (in Italia, un anno dopo) da una nuova tecnologia, basata sul protocollo HTTP (Hyper-Text Transfer Protocol) e sul linguaggio “ipertestuale” HTML (Hyper-Text Markup Language), chiamata World Wide Web, o www, o the Web, la ragnatela.

Questa tecnologia che mette in grado tutti i pc di interagire condividendo contenuti era stata concepita nel 1990 da Tim Berners-Lee del CERN di Ginevra (il laboratorio europeo per la fisica delle particelle) come un sistema più efficiente di comunicazione per la comunità scientifica.

Ma pochi anni dopo ebbe una diffusione che nessuno, compreso il suo inventore, aveva immaginato.

Tale è stato il successo di questa innovazione che oggi sembra essere “solo quello” il volto dell’internet.

Molti nuovi utenti non conoscono la rete se non attraverso un browser. Chrome, Internet Explorer, Safari, Firefox ecc.

Programmi nati appunto per visualizzare sullo schermo del computer pagine contenenti testo e grafica scritte in linguaggio html.

Nulla di male, perché la tecnologia è solida, l’interfaccia è di facile uso, i browser si arricchiscono di nuove funzioni, e con un po’ di attenzione si scopre che è possibile accedere, anche per quella via, a tutti i sistemi e servizi connessi all’internet.

Ma… ci sono due problemi.

Il primo è che se non si guarda oltre la “facciata” si può credere che “essere in rete” voglia dire solo andare in giro a guardare “siti web”, per vedere immagini, raccogliere informazioni, prelevare testi o software.

Con tanti saluti all’interattività, che consente appunto di collaborare con terzi  e creare propri contenuti, pubblicandoli online.

Il secondo problema,  sempre più pressante, risente della scarsità di strumenti e formazione individuale indispensabile per filtrare contenuti,  che oggi possono essere pubblicati sul web da chiunque senza alcun controllo.

Google Chrome: l’utilizzo di Flash scende dall’80% nel 2014 a meno dell’8% oggi

La percentuale di utenti giornalieri di Chrome che hanno caricato almeno una pagina contenente contenuti Flash al giorno è passata da circa l’80% nel 2014 a meno dell’8% all’inizio del 2018.

Queste statistiche sui numeri in calo di Flash sono state condivise con il pubblico da Parisa Tabriz , Director of Engineering presso Google, durante un discorso programmatico al Network and Distributed System Security Symposium (NDSS) tenutosi a San Diego la scorsa settimana. Tabriz, uno dei bigwigs di Google incaricato della sicurezza di Chrome, ha tenuto un discorso sull’evoluzione delle funzionalità di sicurezza in Chrome e nella piattaforma web.

Naturalmente, ha citato Flash!

Adobe ha smesso di supportare Flash entro la fine del 2020 La crisi di Flash era prevedibile, comunque. Adobe ha annunciato lo scorso anno di smettere di supportare Adobe Flash Media Player entro la fine del 2020.

Ma mentre Chrome, Firefox, Edge e tutti i principali browser sono già passati da un Flash abilitato all’impostazione predefinita a un Flash-click-to -la politica dello scorso anno, il massiccio calo dei numeri di utilizzo di Flash è una grande sorpresa per la maggior parte degli esperti del settore.

Questo grosso calo potrebbe, almeno in teoria, essere spiegato dal fatto che la maggior parte delle reti pubblicitarie e dei portali di streaming video si sono spostati da Flash a HTML5, il che significa che la maggior parte delle persone può passare giorni prima di incontrare un sito Web che carica ancora qualche tipo di oggetto Flash.

D’altra parte, la quota di mercato di Flash, il numero di computer con installato Flash, è probabilmente ancora piuttosto alta. La cifra dell’8% di Tabriz significa che pochissime persone usano ancora Flash per la riproduzione di contenuti web, il che è una buona cosa, permettendo ai browser di prepararsi per il momento in cui rimuoveranno il plugin per sempre.

Flash è da rimuovere completamente in Chrome 87 che dovrebbe essere rilasciato a dicembre 2020, ovvero la data limite concordata nel settore quando Adobe interromperà gli aggiornamenti di spedizione e quando anche altri browser acconsentiranno  a rimuovere Flash dalla loro versione stabile.

Ma prima di Chrome 87, gli utenti di Chrome passeranno attraverso un passaggio intermedio. Nelle versioni correnti di Chrome, Flash viene eseguito con una politica click-to-run.

A partire da Chrome 76, in programma a luglio 2019, Flash verrà disabilitato per impostazione predefinita, il che significa che gli utenti dovranno abilitare il plug-in nelle impostazioni prima di entrare anche in uno stato di click-to-run.

Tuttavia, ridurre l’utilizzo di Flash non è l’unica grande vittoria di Chrome negli ultimi anni. Proprio all’inizio di questo mese, Google ha annunciato che oltre il 68% del traffico di Chrome su Android e Windows e oltre il 78% del traffico Chrome su Chrome OS e Mac viene ora inviato tramite HTTPS. Per questo motivo, la società prevede di mostrare un’etichetta “Not Secure” per tutti i siti HTTP iniziando con Chrome 68, che verrà rilasciata a luglio di quest’anno.

Lunedì, Firefox ha pubblicato numeri simili, rivelando che il 75% di tutto il traffico di Firefox è ora crittografato. Anche Mozilla sta cercando di aggiungere un’etichetta “Not Secure” ai siti HTTP.

L’Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino

Riportiamo qui i link principali al nuovo lavoro dell’Agenzia per l’italia Digitale dedicato all’Intelligenza Artificiale

Questa è l’introduzione al lavoro

Introduzione

L’obiettivo di questo libro bianco è quello di analizzare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA) sulla nostra società e, nello specifico, come queste tecnologie possano essere utilizzate dalla Pubblica amministrazione (PA) per migliorare i servizi destinati ai cittadini e alle imprese. Tutto questo si inserisce all’interno di un quadro più ampio di riflessione sulle politiche da mettere in atto per favorire la trasformazione digitale, motore di sviluppo sociale, economico e culturale.

Per accelerare questo processo di trasformazione è possibile ispirarsi a esperienze internazionali che hanno portato risultati tangibili: l’Italia deve eccellere nella ricerca di strategie innovative, magari capaci di nutrirsi della ricchezza storica, culturale e sociale del Paese e del Mediterraneo e allo stesso tempo riuscire a cogliere quanto di meglio sia emerso dalle strategie di quegli Stati che, per primi, hanno saputo fare dell’evoluzione dell’informatica pubblica la leva per la transizione verso un nuovo assetto globale di economia e società.

È quindi necessario sostenere le forze di innovazione del Paese per ottenere modelli sempre più competitivi e avviare un cambiamento radicale delle modalità di relazione tra cittadini, amministrazioni e mercato.

L’obiettivo finale di questo processo è la creazione di servizi pubblici moderni, di semplice utilizzo, accessibili, di qualità, orientati dunque alla comprensione dei bisogni degli utenti, che permettano quindi di accrescere il livello di soddisfazione del cittadino e la fiducia nelle istituzioni.

Il documento intende delineare le prospettive di sviluppo dei servizi pubblici digitali e le sfide che il Paese dovrà affrontare per implementare e adoperare le nuove tecnologie nel rispetto dell’etica e delle leggi mettendo il cittadino al centro di questo percorso evolutivo.

La situazione italiana

Prima di descrivere lo stato dell’arte e le prospettive future dell’Intelligenza Artificiale nella nostra società e nella Pubblica amministrazione, può essere utile analizzare ciò che sta avvenendo nel campo della trasformazione digitale nel settore pubblico per capire la situazione attuale e immaginare come l’IA può creare sinergie con il processo di digitalizzazione del Paese.

Come evidenzia il Digital Economy and Society Index – DESI 2017, l’Italia cresce, ma si riscontra ancora un divario tra l’offerta di servizi digitali e il loro effettivo utilizzo. Il nostro Paese ha comunque fatto progressi sulla connettività, condizione di base per permettere lo sviluppo di un ecosistema digitale, grazie anche al Piano Banda Ultra Larga.

Secondo i dati della Relazione annuale 2017 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), al momento il 90,7% delle famiglie in cui vi è almeno un minorenne dispone di connessione a banda larga fissa e mobile, dato che si ferma al 20,7% per le famiglie con ultrasessantacinquenni.

Allo stesso tempo, il 91,6% delle famiglie con almeno un componente laureato possiede una connessione a banda larga, valore che scende al 55,3% per le famiglie in cui il titolo di studio più elevato è la licenza media. Ciò evidenzia ancora una volta la centralità della domanda, e non solo all’offerta, nello stimolare la diffusione delle tecnologie internet-based in Italia.

Ad avvalorare l’importanza del “fattore domanda”, contribuiscono i dati sul dinamismo italiano delle startup e delle pubbliche e medie imprese (PMI) innovative. Nel nostro Paese, secondo un censimento aggiornato al 2017, sono circa 8.000, il doppio rispetto al 2015, e danno lavoro a 46.107 persone, tra soci e dipendenti.

Il mercato digitale è in crescita e il settore ICT registra una fase di sviluppo anche grazie all’aumento degli investimenti: nel 2016, è cresciuto dell’1,8 % raggiungendo i 66 miliardi di euro di fatturato. Così come cresce la domanda di competenze digitali di livello elevato, in un contesto in cui solo il 29% della forza lavoro le possiede rispetto ad una media UE del 37%.

Per quanto riguarda i servizi pubblici digitali, come conferma ancora il DESI, l’Italia si posiziona nella parte alta della classifica per l’offerta quantitativa ma riscontra basse percentuali nell’utilizzo da parte della popolazione.

Anche l’Eurostat conferma in parte questo dato: nonostante la maggioranza degli italiani esprima l’esigenza di una relazione più snella con la Pubblica amministrazione, quando ciò viene reso possibile, gli strumenti messi a disposizione vengono fruiti solo dal 13% dei cittadini rispetto ad una media europea del 30%.

La strategia digitale italiana

Nel quadro dell’Agenda digitale europea, l’Italia ha sviluppato la propria strategia nazionale declinando gli obiettivi comunitari in iniziative finalizzate alla trasformazione digitale della Pubblica amministrazione . Così facendo, gli interventi nel settore pubblico diventano volano dello sviluppo delle imprese e per la crescita delle competenze dei cittadini.

La strategia 2014-2020 dell’Agenda digitale è diventata quindi un vero e proprio strumento per perseguire i grandi obiettivi della crescita, dell’occupazione, della qualità della vita e della partecipazione democratica.

Le sfide della trasformazione digitale però sono cambiate velocemente: Internet of Things (IoT), big data analytics, Intelligenza Artificiale e blockchain sono i vettori attraverso i quali si muove la nuova economia digitale. Per affrontare anche queste tematiche è stato approvato, nel 2017, il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica amministrazione , che contiene indicazioni operative (azioni, tempi e obiettivi) per lo sviluppo di quattro pilastri: ecosistemi digitali o aree di policy (sanità, scuola, giustizia, etc.), infrastrutture immateriali (che comprendono le piattaforme abilitanti e i dati della PA), infrastrutture fisiche e cybersecurity.

Il Piano è nato per guidare operativamente la trasformazione digitale del Paese, diventando riferimento per le amministrazioni centrali e locali nello sviluppo dei propri sistemi informativi. Esso fissa i principi architetturali fondamentali, le regole di usabilità e interoperabilità e razionalizza le spese ICT.

Il confronto con queste sfide, che appaiono ancora “nuove”, impone però di individuare un nuovo framework tecnico, etico e regolatorio che abiliti il settore pubblico ad affrontare e governare nuovi scenari, valorizzando i progetti di oggi e fornendo strumenti e competenze al servizio di quelli a venire.

Al contempo, si rende necessario progettare le modalità con le quali stimolare e accompagnare l’evoluzione culturale del Paese, coinvolgendo la popolazione, superando diversità, reticenze e conflitti, e identificando nuove prospettive.

L’utilizzo di strumenti di Intelligenza Artificiale applicati ai servizi, argomento centrale di questo libro bianco, è solo uno dei settori in cui l’Italia sta cercando di raggiungere gli obiettivi del Piano triennale per l’informatica nella Pubblica amministrazione.

A questo specifico scopo, è stata istituita la “Task force Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino”  che ha il compito di ragionare sulle nuove possibilità offerte da questo genere di tecnologie, in generale nella nostra vita quotidiana e, più nello specifico, nella costruzione di un nuovo rapporto tra Stato e cittadini.

Internet semplice

i termini del web spiegati in modo comprensibile per i non addetti ai lavori

Esistono termini oggi molto usati, spesso a sproposito, dai soliti esperti informatici, ma basta informarsi per comprenderne il corretto significato.

In questo piccolo manuale sono raccolte le definizioni dei principali termini con cui ci si deve confrontare durante la navigazione su internet e le pagine web.

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Appunto cosa significa web? e internet?

Ognuno dei dodici capitoli è dedicato alla spiegazione di un termine:

Conoscere il significato di queste parole è indispensabile per affrontare con sicurezza il mondo che ci si presenta dall’altra parte dello schermo del nostro computer, tablet o smartphone.

Ogni definizione è raccolta in una scheda che affronta il tema in modo semplice, senza usare termini destinati agli addetti ai lavori.

Come base per questa schede ho raccolto il materiale didattico, ormai ben collaudato, che ho preparato negli anni per i corsi di comunicazione online per adulti e di grafica multimediale per la scuola.

Questi sono i termini affrontati in questi libro

  • Breve storia di internet
  • Come funziona internet
  • Interattività
  • URL e protocolli
  • Nomi a dominio
  • Collegamenti ipertestuali
  • World Wide Web
  • Sito web
  • Virus o malware
  • Blog e come funziona
  • Browser Motori di ricerca
  • Social network

Sono una persona fortunata perchè faccio due lavori che mi piacciono.

Progetto grafica per applicazioni multimediali, quindi posso dare sfogo alla mia creatività. Inoltre insegno ai ragazzi, ma anche alle persone adulte, la teoria e la tecnica del web design. Che è quello che ho fatto per anni di mestiere e che continuo tuttora a fare.

Trasmettere le proprie conoscenze è appassionante, anzi, il confronto con gli studenti dà modo di verificare la padronanza degli argomenti esposti.

Nel mio caso sono argomenti che toccano sia la comunicazione che la creatività. Mi è venuto quindi naturale trasportare le mie lezioni su “carta”, partendo proprio dai concetti base, utili a chiunque desideri approfondire la propria conoscenza di internet e dl web.

“Cosa vuole dire” è forse la domanda che i bambini fanno più di frequente e proprio da semplici definizioni si parte per conoscere il mondo digitale che è nuovo per tanti di noi.

Sfrutta i pc collegati al tuo sito per fabbricare criptovalute e non dirlo a nessuno

Coinhive offre un software javascript per adottare un comportamento che definirei a dire poco scorretto, traduco dal sito e adatto il testo anche per in non esperti.

Come sfruttare la CPU dei computer che si collegano al tuo sito per fare soldi con operazioni di mining di criptovalute non dichiarate

Ovviamente da non fare, perché è un sistema sicuro per perdere visitatori e farsi un nome pessimo online

Coinhive offre un miner di criptovaluta JavaScript per Monero* Blockchain che puoi incorporare nel tuo sito web.

I tuoi utenti eseguono il minatore direttamente nel loro Browser e scelgono tra le risorse a tua disposizione per avere un’esperienza senza pubblicità. Puoi concedere file di streaming video per il download per consentire la navigazione senza pubblicità sul tuo sito di credito oppure articoli bonus da usare nel tuo gioco

La nostra API JavaScript ti offre la flessibilità di offrire qualsiasi ricompensa e incentivi.

Offriamo anche un servizio simile al captcha e una soluzione di shortlink facile da implementare sul tuo sito. Questi servizi, se pienamente supportati, dovrebbero servire solo come esempio di ciò che è possibile.

Siamo eccitati all’idea di vedere come utilizzerai il nostro servizio. Lo proponiamo come alternativa ai micro-pagamenti, ai tempi di attesa artificiali nei giochi online, agli annunci intrusivi e alle tante discutibili tattiche di marketing.

I tuoi utenti possono “pagarti” con piena privacy, senza registrare un account da nessuna parte, senza installare un’estensione del browser e senza essere bombardati da pubblicità oscure. Ti pagheranno con la loro potenza della CPU.

*Perché la criptovaluta Monero?

Monero (XMR) è una criptovaluta creata nell’aprile 2014 che si focalizza sulla privacy, la decentralizzazione, la scalabilità e sulla fungibilità. Il suo primo nome è stato BitMonero per poi divenire semplicemente Monero che in esperanto significa moneta.

Monero è diverso. Per estrarre Monero, devi calcolare hash con un algoritmo chiamato Cryptonight. Questo algoritmo è molto pesante e, sebbene nel complesso abbastanza lento, è stato progettato per funzionare bene con le CPU consumer.

Esistono soluzioni per eseguire l’algoritmo di Cryptonight su una GPU, ma il vantaggio è di circa 2x, non di 10000x come per gli altri algoritmi utilizzati da Bitcoin o Ethereum. Questo rende Cryptonight un buon bersaglio per JavaScript e il browser. Ovviamente, utilizzare le prestazioni di JavaScript è ancora un po costoso, ma non è così male.

 

potrebbe funzionare sul mio sito?

Tecnicamente sì, economicamente probabilmente no. Se gestisci un blog che riceve 10 visite al giorno, il pagamento sarà minimo.

Implementare un sistema di ricompensa per il tuo sito o gioco in cui gli utenti devono mantenere l’estrazione per periodi più lunghi è molto più fattibile.

Con solo 10-20 minatori attivi sul tuo sito, puoi aspettarti un fatturato mensile di circa 0,3 XMR (~ $ 81).

Se gestisci un sito di video in streaming, un sito di community, un gioco online o qualsiasi altra cosa in cui puoi dare ai tuoi utenti un incentivo per eseguire il minatore per periodi più lunghi.  Allora assolutamente devi  provarlo.

EvilTraffic Report sull’analisi del nuovo malware: decine di migliaia di siti WordPress compromessi

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Traduco ed adatto dal post: malware di CSE Cybsec hanno scoperto una massiccia campagna di malvertising chiamata

EvilTraffic il malvertising che sta sfruttando decine di migliaia di siti Web compromessi.

Questo malware  ha sfruttato alcune vulnerabilità CMS ( includendo quindi anche WordPress) per caricare ed eseguire pagine PHP arbitrarie utilizzate per generare entrate tramite la pubblicità.

Negli ultimi giorni del 2017, i ricercatori di CSE Cybsec hanno osservato gli attori delle minacce che sfruttano alcune vulnerabilità CMS per caricare ed eseguire pagine PHP arbitrarie utilizzate per generare entrate tramite la pubblicità.

L’enorme campagna di malvertising è stata soprannominata EvilTraffic

I siti Web compromessi coinvolti nella campagna EvilTraffic eseguono varie versioni del famoso CMS WordPress. Una volta che un sito Web è stato compromesso, gli utenti malintenzionati caricheranno un file “zip” contenente tutti i file dannosi. Nonostante il file “zip” abbia un nome diverso per ciascuna infezione, quando non è compresso, i file in esso contenuti hanno sempre la stessa struttura.

Abbiamo trovato alcuni di questi archivi non ancora utilizzati, quindi abbiamo analizzato il loro contenuto. I file dannosi vengono inseriti in un percorso che si riferisce probabilmente a versioni diverse dello stesso malware (“vomiu”, “blsnxw”, “yrpowe”, “hkfoeyw”, “aqkei”, “xbiret”, “slvkty”). Sotto questa cartella ci sono: un file php, chiamato “lerbim.php”; un file php, che ha lo stesso nome della dir padre; ha inizialmente un’estensione “.suspected” e solo in una seconda volta, usando il file “lerbim.php”, sarebbe stato cambiato nel file “.php”; due directory, chiamate “wtuds” e “sotpie”, contenenti una serie di file.

Lo scopo principale del “malware” utilizzato nella campagna EvilTraffic è di attivare una catena di reindirizzamento attraverso almeno due server che generano traffico pubblicitario.

Il file “{malw_name} .php” diventa il nucleo di tutto questo contesto: se viene contattato dall’utente tramite il browser web, reindirizza il flusso prima a “caforyn.pw” e quindi a “hitcpm.com”, che funge da supervisore per diversi siti registrati in questa catena di ricavi.

Questi siti potrebbero essere utilizzati dagli aggressori per offrire servizi commerciali che mirano ad aumentare il traffico per i loro clienti, ma questo traffico viene generato in modo illegale compromettendo i siti web.

I siti potrebbero ospitare anche pagine fraudolente che pretendono di scaricare materiale sospetto (ad esempio barre degli strumenti, estensioni del browser o antivirus falso) o rubare dati sensibili (ad esempio informazioni sulla carta di credito). Al fine di aumentare la visibilità del web, i siti compromessi devono avere un buon page rank nei motori di ricerca.

Quindi, il malware esegue l’avvelenamento SEO sfruttando un elenco di parole contenente le parole cercate di tendenza.

La popolazione del sito compromesso con le liste di parole ei relativi risultati di query viene attivata contattando il PHP principale utilizzando uno specifico User-Agent su un percorso “{nome_malw} / {} malw_name .php? vm = {keyword}”. I ricercatori di CSE CybSec ZLab hanno scoperto circa 18.100 siti Web compromessi.

Mentre i ricercatori stavano analizzando la campagna di malvertising EvilTraffic, si sono resi conto che la maggior parte dei siti Web compromessi utilizzati nelle prime settimane degli attacchi sono stati ripuliti negli ultimi giorni. solo in una settimana, il numero di siti Web compromessi è sceso da circa 35k a 18k.

Secondo Alexa Traffic Rank, hitcpm.com è classificato al numero 132 nel mondo e lo 0,2367% degli utenti Internet globali lo visita. Di seguito sono riportate alcune statistiche sul traffico relative a hitcpm.com fornite da hypestat.com

  • Visitatori unici giornalieri 1.183.500
  • Visitatori unici mensili 35.505.000
  • Pagine per visita 1.41
  • Visualizzazioni di pagina giornaliere 1.668.735

L’analisi del traffico mostra un aumento esponenziale del traffico nel mese di ottobre 2017. Gli esperti hanno scoperto che truffatori dietro l’operazione EvilTraffic ha utilizzato un software dannoso per dirottare il traffico, agisce come un browser hijacker.

Il malware viene distribuito attraverso vari metodi, come ad esempio:

  • Allegato di posta indesiderata
  • Download di programmi freeware tramite un sito inaffidabile
  • Aprire file torrent e fare clic su collegamenti dannosi
  • Giocando a giochi online
  • Visitando siti Web compromessi

Lo scopo principale del malware è quello di dirottare i browser cambiando browser impostazioni come DNS, impostazioni, homepage ecc. per reindirizzare il maggior numero possibile di traffico verso il sito del dispatcher.

Ulteriori dettagli tecnici su questa campagna, inclusi gli IoC, sono disponibili nel rapporto intitolato “Decine di migliaia di siti Web compromessi coinvolti in una nuova massiccia campagna di malvertising”

Nicholas Negroponte: come seminare le automobili

Riporto questo articolo da L’inkiesta. Riporta gli ultimi “sogni” di Nicholas Negroponte come riferiti da lui stresso al Al World Business Forum di Milano. Mister Negroponte è l’uomo che ha inventato, tra l’altro il touchscreen, e che mi ha fatto appassionare a questo mondo fatto di bit.

«Immaginiamo di piantare un seme da cui venga fuori un’auto».

Una frase del genere, detta da chiunque altro, sarebbe da prendere semplicemente come un’assurdità. Invece a pronunciarla è Nicholas Negroponte*, dal palco del Wobi, il World Business Forum di Milano.

Le aveva fatte precedere da una premessa: «Al MIt facciano cose che non sono ancora sul mercato e che sembrano ridicole». Questo signore, 74 anni tra pochi giorni, qualche cosa nella sua vita lo ha inventato. Tra quelle che ha presentato davanti all’auditorium se ne possono citare tre: la tele-conferenza (dopo un programma per far comunicare presidente Usa, vicepresidente e generali in caso di guerra nucleare), un sistema di mappatura antesignano di Google Street (per ricostruire luoghi in cui intervenire in caso di presa di ostaggi), i sistemi touchscreen. Riguardo a quest’ultima invenzione ricorda almeno tre obiezioni, pubblicate in articoli: che le dita avrebbero coperto lo schermo, che lo avrebbero sporcato, che più in generale non avrebbero mai avuto essere precise su uno schermo.

Ma tra quello che è venuto fuori dal Mit Media Lab – istituto da lui co-fondato – avrebbe potuto citare il Gps, i werables, le protesi robotiche, l’optogenetica, l’e-ink, quello usato negli e-reader, fino alla tecnologia dietro Guitar Hero. Mentre tra i suoi lavori si ricordano quelli per lo svilppo dei programmi Cad e degli stessi personal computer, quando lavorava all’Ibm.

Ogni volta scetticismo, risate, accuse di assurdità. Di certo ha sempre saputo guardare lontano. Quando tiene i suoi discorsi cita gongolando una copia di Newsweek del 1995, non del 1975, in cui si diceva: «Nicholas Negroponte, direttore del MIT Media Lab, prevede che presto compreremo libri e giornali direttamente da Internet. Certo».

Due anni prima aveva co-fondato la rivista Wired, divenuta un punto di riferimento mondiale per l’innovazione. Lui si limita a dire: «Io invento, non faccio business plan. Ci sono altri che fanno business plan su quello che invento».

Insomma, lo abbiamo inquadrato. «Anche oggi – ha detto al Wobi di Milano – ci sono cose di cui si ride. Pensiamo alle auto. È difficile dire quanti pezzi abbia un’auto. Sono 30mila o 50mila a seconda di come si conteggiano i componenti. Immagniamo di piantare un seme da cui venga fuori un’auto.

Probabilmente non è fuori dalla ragione. Anche se probabilmente non avverrà tra cinque o dieci anni». Il fatto è che, per l’inventore newyorchese ormai da una vita a Boston, la grande ossessione è il Biotech, che «è il nuovo digitale». L’interazione tra uomo e computer è sempre stata una priorità del Mit Media Lab e negli ultimi dieci anni è stato dato risalto a temi come la biomeccatronica, cioè come la tecnologia possa essere usata per migliorare le capacità fisiche umane.

«L‘uomo che al Mit Media Lab ha inventato l’e-ink ora fa ricerca su come interagire con i neuroni del cervello. Finora lo abbiamo fatto da fuori il cervello, ora vorremmo farlo da dentro». A che cosa potrebbe portare tutto questo? Ai meccanismi con cui impariamo le lingue, per esempio. «Dov’è il francese, che ho imparato, nel mio cervello? – si chiede -. Se lo sapessimo e sapessimo interagire con il cervello, potremmo arrivare a ingoiare una pillola che ci faccia conoscere il francese».

«Anche oggi ci sono cose di cui si ride. Pensiamo alle auto. È difficile dire quanti pezzi abbia un’auto. Sono 30mila o 50mila a seconda di come si conteggiano i componenti. Immagniamo di piantare un seme da cui venga fuori un’auto. Probabilmente non è fuori dalla ragione. Anche se probabilmente non avverrà tra cinque o dieci anni»
Sono visioni da fantascienza, proprio da quella classica degli anni Cinquanta. E d’altra parte lo stimolo di Negroponte è quello di far ricordare quanto sembrassero assurdi concetti che oggi sono normali.

«Immaginate un mondo senza dischi o Cd o una tv senza un palinsesto. Negli anni Sessanta era impossibile da pensare», ora è la nostra quotidianità.

Ancora: «Immaginate un mondo senza negozi, senza uffici, senza periferie». Ci stiamo arrivando proprio in questi anni. «Immaginate un mondo senza nazioni, fatto solo di città, con una sola lingua.

Le cose difficili da immaginare succedono.

Ho chiesto ai miei studenti del Mit chi avesse intenzione di comprare un’auto. Nessuno ha alzato la mano. Negli anni Sessanta tutti volevano l’auto, era libertà».

Non è però qui che Negroponte vuole fermarsi. Ha catturato l’attenzione di tutti, ora vuole parlare dei progetti a cui tiene di più: l’educazione e l’accesso gratuito a internet per tutti nel mondo.

Sono due temi a cui dedicò gran parte dei suoi sforzi per il computer a 100 dollari per tutti i bambini del mondo, o “Olpc XO“, una grandiosa idea rivelatasi, però, un fallimento, perché nel frattempo il mondo più svantaggiato aveva potuto agganciare la rivoluzione della telefonia mobile e perché il prodotto si rivelò rigido.

Secondo Negroponte, invece, il progetto dimostrò che i costi dei laptop potevano essere radicalmente abbassati.

Istruzione è quello che gli altri ti impongono di conoscere. Apprendimento è quello che impari da te», aggiunge prima di dire che gli italiani sono fortunati a essere connazionali di Maria Montessori.

Per Negroponte «i bambini sono la nostra risorsa naturale più preziosa». Si immagina una “Mathland” mondiale in cui tutti i bambini imparino a sei anni il linguaggio del coding. E «non per trovare lavoro, ma perché la programmazione insegna a pensare, o meglio fa pensare a come funziona il pensiero». Anche questo concetto ha avuto molte contestazioni nel corso degli anni.

*Nicholas Negroponte (New York City, 1º dicembre 1943) è un informatico statunitense, celebre per i suoi studi innovativi nel campo delle interfacce tra l’uomo e il computer.

Assieme a Louis Rossetto, Negroponte ha fondato Wired, una celebre rivista statunitense di tecnologia e attualità, alla quale ha contribuito periodicamente con un articolo mensile dal 1993 fino al 1998.

Nel 1985, al MIT, fu cofondatore insieme a Jerome Wiesner di uno dei più prestigiosi laboratori del mondo: il MediaLab. Dopo sette anni passati a raccoglier fondi, riuscirono a creare quello che assomigliava al Salon de Refusés del 1863 di Parigi, raccogliendo tutti coloro che erano valenti, ma non riuscivano ad inserirsi nei filoni di ricerca più importanti di allora: i sistemi operativi, le reti e i relativi protocolli, i linguaggi di programmazione e l’architettura di sistema.

Quando il suo libro, Being Digital, venne pubblicato per la prima volta nel 1995 divenne subito un best-seller e da allora è stato pubblicato in ben 25 lingue. Le tematiche e i problemi affrontati, sono quelli che ha vissuto come ricercatore e come persona. Il discorso inizia col definire il bit, che è la parte più piccola dell’informazione digitale, così come l’atomo lo è per la materia.

Report Startup SEO 2017 – pessimo utilizzo del web!

Sul totale delle 7.568 aziende iscritte nel registro del Mise solo il 49,7%, hanno un portale efficace anche in termini di Seo. In Molise, Trentino-Alto Adige ed Emilia Romagna le realtà più virtuose. I risultati del report di Instilla

Solo la metà dei siti è funzionante!

Sul totale delle 7568 imprese iscritte nel registro a luglio 2017,
solo 3760 (il 49,7%) hanno un sito funzionante a settembre 2017. Più di un quarto delle imprese non ha dichiarato di avere un sito mentre più del 20% di chi dichiara di avere un sito, ha un sito non funzionante.

report startup SEO mobile trend

Mobile si, veloce no.
Se da un lato è positivo che quasi il 90% dei siti web funzionanti sia anche ottimizzato per la visualizzazione da smartphone, occorre evidenziare che i siti con una sufficiente velocità di caricamento pagine da smartphone siano poco più del 30%.

report startup SEO seo performance

SEO da rivedere per le Startup
Headings, meta description e sitemap sono solo alcuni dei parametri per valutare il livello di ottimizzazione per motori di ricerca di un sito. Considerate le imprese iscritte al registro che hanno un sito performante per chi accede da smartphone, si scopre che sono meno di 100 quelle con un sito che rispetta i parametri base per una buona SEO.

report startup SEO incubatori

Facilitatori: un motore di digitalizzazione
I fattori che possono influenzare il successo di un’impresa innovativa sono diversi ed essere supportati da facilitatori è uno di questi. Le startup incubate, accelerate o supportate da investitori, infatti, mostrano una presenza online migliore rispetto alla media delle startup iscritte al registro, sia per performance del sito che per livello di SEO.

100.000 posti di lavoro per esperti di User Experience

Psicologia dell’interazione tra computere essere umano

Riepilogo UX:

la professione di designer  di User Experience è cresciuta notevolmente dal 1950 ed è ora veramente mondiale.

Anche così, la crescita attesa fino al 2050 farà sembrare minuscola qualsiasi cosa che abbiamo visto finora. Molti fattori della crescita di UX non sono immediatamente evidenti alla maggior parte degli attori attualmente sul campo.

Spesso ci concentriamo troppo sugli eventi attuali: cosa sta succedendo quest’anno nel nostro settore. O cosa sta succedendo questa settimana al nostro progetto. A breve termine, ci saranno sempre alti e bassi, ma consideriamo una prospettiva a lungo termine per una volta e consideriamo un centinaio di anni di esperienza utente, dai primi giorni del 1950 al probabile stato futuro del settore nel 2050.

Nel 1993 Don Norman ha coniato il termine “user experience” per il suo gruppo in Apple Computer. Ma il settore è più vecchio del termine. È difficile tracciare un confine tra i fattori umani tradizionali e ciò che potremmo chiamare “esperienza utente”, finalizzata alla progettazione di sistemi interattivi centrata sull’uomo.

Bell Labs fu uno dei pionieri nel fare questa transizione, a cominciare dal primo psicologo assunto per progettare sistemi telefonici nel 1945: John E. Karlin. A partire dagli anni ’50, i Bell Labs hanno sicuramente anticipato l’User Experience, in particolare sul design della tastiera a toni.

Il fatto che utilizziamo il suo design fino ad oggi è la prova di quanto sia importante ottenere subito l’UX.

Ritengo che la qualità complessiva dell’esperienza utente, sia sul Web che sui computer in generale, sia meno del 10% di ciò che dovrebbe essere. Troppo complicato per le persone normali. Dobbiamo andare molto di più a fondo. Per render possibile  dare una risposta concreta alla domanda sul “progresso del campo User Experience”, ho scelto una singola variabile: il numero di professionisti dell’esperienza utente nel mondo. Ovviamente, posso solo darti la mia migliore stima, dal momento che non c’è accordo su ciò che costituisce uno “specialista UX”. (Nella nostra ricerca sulle carriere UX, abbiamo scoperto che 1.045 persone UX detenevano 210 diversi titoli di lavoro.)

Risulta che i tassi di crescita sono variati leggermente durante ogni terzo dei 100 anni: dal 1950 al 1983: la professione  nel settore User Experience è cresciuta da circa 10 unità (principalmente i primi ragazzi dei Bell Labs) a circa 1.000 persone. Un fattore di crescita di 100.

Dal 1983 al 2017: la professione UX è passata da circa 1.000 persone a circa 1 milione di persone. Un fattore di crescita di 1.000. (LinkedIn aveva 1,5 milioni di membri a fine 2017 che rivendicavano esperienza in user experience, usabilità o architettura delle informazioni. Affermare una competenza e averlo effettivamente sono due cose separate, ma poi molte persone non sono su LinkedIn, soprattutto a livello internazionale, quindi la stima di 1M UXers non è lontano.)

Dal 2017 al 2050: la professione nella User Experience dovrebbe crescere dagli attuali circa 1 milione di persone a circa 100 milioni di persone. Un fattore di crescita di 100.

Ci sono alcuni motivi per cui UX è cresciuta molto velocemente durante questo periodo: la rivoluzione PC degli anni ’80 ha messo sotto pressione l’industria informatica per migliorare l’usabilità dei suoi prodotti. Prima dell’informatica personale, c’era sicuramente bisogno di usabilità, motivo per cui il personale UX è cresciuto di un fattore 100 durante l’era del mainframe.

Ma i mainframe erano computer aziendali, nel senso che coloro che usavano il computer non erano quelli che prendevano la decisione di acquisto. Quindi, durante quell’era remota, l’industria informatica aveva avuto pochi incentivi a produrre interfacce utente di alta qualità.

Con i personal computer, l’utente e l’acquirente erano gli stessi, quindi l’esperienza utente influiva direttamente sulle decisioni di acquisto. Inoltre, un’estesa stampa specializzata ha pubblicato recensioni di tutti i nuovi prodotti software, discutendo spesso della loro facilità d’uso.

La rivoluzione del web degli anni ’90 e 2000 ha dato ulteriore pressione alle aziende per migliorare la qualità della loro progettazione dell’interazione. Con il tradizionale software per PC, la sequenza di pagamento ed esperienza utente erano le seguenti: Hai comprato una scatola di software con involucro termoretraibile. Hai aperto la scatola, hai installato il software e solo allora hai scoperto che è difficile da usare.

Con i siti Web, l’ordine di questi due passaggi è stato annullato: si accede alla home page della società. Se ha senso, navighi nel sito. Se riesci a trovare la strada, alla fine arrivi alla pagina relativa ad un prodotto a cui potresti essere interessato. Se le informazioni sulle pagine dei prodotti ti sembrano pertinenti, puoi procedere al passaggio successivo.

Fai clic su Aggiungi al carrello, passa attraverso la procedura di checkout e infine dai al’azienda i soldi. Quindi, sul web, la sequenza è: prima esperienza dell’utente, secondo pagamento.

Dalla UX dipende il fatturato e questo ha aumentato enormemente la motivazione dei dirigenti ad investire nei loro team di progettisti User Experience.

La grande copertura mediatica dell’usabilità ha reso UX la “novità” (anche se aveva già 50 anni nel 2000, quindi non proprio così nuovo). Questo forte e positivo PR per UX ha fatto pensare a molte aziende “ne abbiamo bisogno.” Questi 3 fattori (rivoluzione PC, rivoluzione Web, copertura della stampa) hanno aumentato la grinta nel tasso di crescita per UX durante il terzo periodo di 100 anni che sto analizzando.